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Dugong dugon
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Contents
• Biologia
• Note
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Descrizione
La mwiwfemmina risulta spesso leggermente più lunga e pesante del mwjamaschio, ma non abbastanza da poter parlare di mwjqdimorfismo sessuale.
Il dugongo ha una struttura fisica tozza e compatta che gli ha fatto guadagnare il popolare soprannome di "mucca di mare"; in questo sirenio, infatti, una mwkwpinna caudale orizzontale divisa in due lobi, simile a quella dei mwlacetaceicite-ref-0-2-0[2], si associa ad un corpo estremamente massiccio provvisto di due mwmqghiandole mammarie mwmgtoracichecite-ref-1-3-0[3] e di due grosse mwnwpinne anteriori appiattite, a forma di spatolacite-ref-2-4-0[4].
Queste ultime hanno una doppia funzione: esse servono sia da mezzo di propulsione per la mwpqlocomozione, sia all'animale per girarecite-ref-1-3-1[3]. Anche la mwqgtesta ha una forma insolitacite-ref-3-5-0[5], caratterizzata da minuscoli mwrwocchi ed 'orecchie' e da un grosso paio di spesse "mwsalabbra"cite-ref-1-3-2[3]; mentre i primi sono però fattori propri di molti mammiferi marini (si pensi alla mwtqbalena o all'mwtgorca), il secondo è posseduto solo da questa specie, ed è dovuto alla sua particolare mwtwdieta.
La sua mwuqpelle è, al pari degli altri sirenii, usata principalmente come accumulatore di mwugmateria grassa, risorsa che torna utile durante l'mwuwinverno come protezione termica dalle basse temperature. Essa è inoltre estremamente resistente e dotata di Buone mwvacapacità rigenerative:una profonda mwvqferita inflitta da una mwvgrete da pesca d'alto mare può guarire infatti anche in un solo giornocite-ref-4-6-0[6]. La pelle è inoltre ricoperta da piccoli peli sparsi che potrebbero avere una funzione sensoriale, altra caratteristica comune nei mwwwsireniicite-ref-7[7].
Nonostante la sua vita si svolga completamente in mare, come i mwyqcetacei, il dugongo è costretto a salire a galla periodicamente per prendere mwygaria; dopo l'mwywinspirazione, però, la maggior parte dell'mwzaossigeno non viene fissato nell'mwzqemoglobina del mwzgsangue come accade nei mammiferi terrestri, ma nella mwzwmioglobina dei mwaamuscoli: questa caratteristica, presente in molti altri mwaqmammiferi marini, gli permette di evitare mwagembolie durante la risalita e di restare sott'acqua per tempi molto lunghi.
Biologia
Comportamento
Alimentazione
Il dugongo è un mammifero mwdqerbivoro marino, uno dei pochi esistenti; per questo motivo la sua dieta è basata esclusivamente sulle mwdgpiante marine (della mwdwfamiglia mweamweqPotamogetonaceae, anche se non disdegna le mwegmwewHydrocharitaceae e le mwfamwfqCymodoceaceae), che è solito brucare nelle acque più bassecite-ref-2-4-1[4], dove i mwggpredatori (come ad esempio gli mwgwsquali) non si avventurano quasi mai. Analisi effettuate sulle mwhafeci di questi grossi animali hanno spesso rilevato la presenza di piccoli mwhqinvertebrati; è plausibile che siano involontariamente inghiottiti durante il mwhg"pascolo acquatico" delle piantecite-ref-2-4-2[4]. L'mwiwalimentazione è l'attività cui il dugongo si dedica maggiormente durante la giornata: può arrivare infatti a mangiare ben mwja30kg di mwjqpiante acquatiche al giorno e per agevolarsi il dugongo adopera le sue muscolose "labbra", molto utili per strappare le foglie dal mwjgfondale, e le pinne anteriori, che usa quasi come mani per reggere il cibocite-ref-3-5-1[5].
Riproduzione
Raggiungono la fertilità sessuale fra gli 8 ed i 18 annicite-ref-8[8]. L'mwmqaccoppiamento è un'operazione molto lunga e lenta, che può durare anche mwmgdiverse ore. Dopo una gestazione di dodici mesi la femmina mwmwpartorisce un solo mwnacucciolo, che viene aiutato dalla madre a salire in superficie per il primo respiro. La madre provvede anche ad mwnqallattarlo, sempre adoperando le pinne anteriori come mwngbraccia per mantenere il piccolo vicino a sé.
Spesso la scelta del partner avviene secondo un mwoarituale per il quale più maschi si contendono, lottando, la stessa femminacite-ref-9[9]; è stato però documentato anche un comportamento differente, per cui un gran numero di individui maschi si reca in un'unica zona, e le femmine scelgono liberamente con chi accoppiarsicite-ref-4-6-2[6]. Durante questo periodo i dugonghi maschi, solitamente non molto territoriali, divengono estremamente mwqqaggressivi, al punto che anche per un essere umano può essere pericoloso avvicinarli o stare nei pressi.
Distribuzione e habitat
Il dugongo è diffuso oramai solamente nell'mwraOceano Indiano, all'estremità mwrqoccidentale di quello mwrgPacifico, in corrispondenza di particolari gruppi di mwrwisole mwsaequatoriali e mwsqtropicali come l'mwsgAustraliacite-ref-2-4-3[4], l'mwtwIndonesia, la mwuaThailandia (in particolare nel mare nelle mwuqAndamane nell'arcipelago di Trang; spesso avvistato nei pressi dell'isola di Koh Libong)cite-ref-10[10] o lo mwvgSri Lanka, e nel mwvwMar Rossocite-ref-0-2-1[2]. Un piccolo gruppo di dugonghi sopravvissuti viveva ancora pure nei mari del sud-est della Cina e sforzi sono stati fatti per tentare di proteggerlo e preservare o ricostituire il loro habitatcite-ref-11[11].
I luoghi in cui la mwyqdensità della mwygpopolazione di dugonghi sembra esser rimasta massima è sulle mwywcoste mwzasettentrionali australiane e sulle sponde mwzqegiziane del Mar Rossocite-ref-0-2-2[2]; negli altri stati i dugonghi sono invece una specie rara, raggiungendo al massimo i 100 individui a nazione: basti pensare che il mw0gKenya, luogo dove una volta i dugonghi abbondavano, conta ad oggi una popolazione totale di 6 individui. Anche nelle poco conosciute mw0wisole giapponesi Ryūkyū, habitat da mw1amillenni di questi animali, la situazione è tragica, così come attorno all'mw1qisola di Okinawacite-ref-12[12], dove risiederebbero solo 3 individuicite-ref-13[13], ed in mw3gMadagascar e nelle isole al largo della costa orientale mw3wafricanacite-ref-0-2-3[2].
Conservazione
Storia e leggende
Il più antico resto di dugongo, risalente a mw8a6000 anni fa, si trova nelle Akab Island (Umm al Qaywayn, mw8qEmirati Arabi Uniti, Jousse, 1999cite-ref-14[14]).
L'analisi dell'animale ci ha rivelato che esso è stato lasciato a lungo invariato nell'mw9wevoluzione: esiste una sola mw-aspecie di dugongo, il mw-qD. dugon, ma non è sempre stato così: fino al mw-gXVIII secolo, infatti, ne era esistita una seconda, lmw-w'mw-amw-qHydrodamalis gigas, la ritina o "vacca di mare di Steller", poi estintasi per l'eccessiva caccia da parte dalle popolazioni locali e dai mw-gcolonizzatori mw-weuropei all'inizio del Settecento. L'unica esistente specie di dugongo sopravvissuta è dunque considerata mwaqaprotetta, malgrado la caccia abusiva o la pesca disattenta ed incurante ne stiano lentamente causando la notevole (sperando non completa) mwaqeestinzione.
In alcuni altri mwaqmstati, specialmente appartenenti al mwaqqsud-est asiatico, si sono create diverse mwaquleggende sui dugonghi: alcune mwaqyculture lo vogliono portatore di mwaqcsfortuna, mentre altre ritengono la sua presenza di mwaqgbuon augurio. Esse credevano infatti che le lacrime del dugongo funzionassero come una mwaqkmagica mwaqopozione mwaqsamorosa. Ci furono mwaqwciviltà infine, sempre in quei luoghi (specialmente appartenenti alle mwaq0isole Filippine), che utilizzavano invece le sue mwaq4ossa per fabbricare mwaq8amuleti contro la mwarasorte avversa.
Apparve anche negli scritti: precisamente in un capitolo di mwarimwarmVentimila leghe sotto i mari, ambientato nel mwarqmar Rosso e anche nel capitolo XVI de mwarumwaryL'isola misteriosa.
Note
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Bibliografia
• mwac0(EN) Marsh, H. 2006, Dugong dugon, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2020.2, IUCN, 2020.
Voci correlate
Altri progetti
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Collegamenti esterni
• citerefbritannica-com(EN) Thomas O'Shea, dugong, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefcatalogue-of-life(EN) Dugong dugon, su Catalogue of Life.
• citereffossilworks-org(EN) Dugong dugon, su Fossilworks.org.
• citerefgbif(EN) Dugong dugon, su gbif.org, Global Biodiversity Information Facility.
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• citerefiucn(EN, JA, FR, ES) Dugong dugon, su Lista rossa IUCN.
• citerefworms(EN) Dugong dugon, su WoRMS.